Louis Vuitton e Paula Hian: quando un moodboard diventa una prova in tribunale.

Gianpaolo Todisco -Partner

Nel mondo della moda, l'ispirazione è inevitabile. Ogni collezione nasce anche dalla capacità di reinterpretare elementi già esistenti: riferimenti storici, movimenti artistici, motivi decorativi e linguaggi estetici che attraversano epoche e culture. La creatività, del resto, non si sviluppa mai completamente isolata da ciò che la precede. Ma quando questa rielaborazione smette di essere un esercizio di ispirazione e diventa una violazione del diritto d'autore?

È una domanda che accompagna da sempre l'industria della moda e che torna al centro dell'attenzione con la controversia avviata nel 2022 dalla designer americana Paula Hian contro Louis Vuitton e Off-White, accusate di aver riprodotto senza autorizzazione alcuni suoi design.

La vicenda riguarda, in particolare, un motivo decorativo denominato Plaque D'egout, caratterizzato da una scacchiera bianca e nera dalle linee irregolari e deformate. Secondo la designer, alcuni prodotti delle convenute riprenderebbero elementi sostanziali della sua creazione, dando luogo a una violazione del copyright.

Nel giugno 2024, il Tribunale federale del distretto orientale della Pennsylvania ha esaminato le domande di Paula Hian, respingendone diverse ma consentendo la prosecuzione del giudizio con riferimento ad alcuni design accusati di riprodurre il motivo Plaque D'egout. Il giudice ha ritenuto che, almeno in quella fase iniziale del procedimento, le allegazioni relative alla possibilità che le convenute avessero avuto accesso all'opera e alla somiglianza tra alcuni dei motivi contestati fossero sufficienti a giustificare un ulteriore esame.

Questo passaggio, naturalmente, non equivale a un accertamento della contraffazione. Stabilire che una domanda merita di essere esaminata è cosa diversa dal riconoscere che il diritto d'autore sia stato effettivamente violato.

La controversia assume un interesse particolare nel luglio 2026, quando Louis Vuitton e Off-White presentano una richiesta di summary judgment, chiedendo al Tribunale di pronunciarsi in loro favore senza la necessità di un processo completo. La difesa sostiene che non vi siano prove sufficienti della copia e, soprattutto, che i design contestati siano il risultato di un percorso creativo autonomo.

Per dimostrarlo, le società richiamano un insieme di materiali sviluppati durante la progettazione della collezione Primavera/Estate 2021 di Virgil Abloh: schizzi, moodboard, ricerche stilistiche e comunicazioni interne che documenterebbero l'evoluzione delle idee alla base dei prodotti.

Secondo la ricostruzione difensiva, il progetto avrebbe tratto ispirazione anche dall'estetica della musica ska e da riferimenti visivi precedenti, reinterpretando un linguaggio grafico già ampiamente diffuso. Del resto, la scacchiera è un elemento ricorrente nella storia del design e della moda, e appartiene anche alla tradizione della stessa Louis Vuitton, che introdusse il celebre motivo Damier nel 1888.

È proprio qui che la controversia diventa particolarmente interessante. Il problema non è stabilire se due creazioni possano assomigliarsi, ma comprendere se quella somiglianza derivi dalla riproduzione di elementi originali protetti oppure dall'utilizzo indipendente di un patrimonio estetico comune.

Il diritto d'autore, infatti, non attribuisce a nessuno un monopolio su uno stile, un'idea o un motivo decorativo considerato in astratto. Può invece proteggere la particolare espressione creativa che nasce dalla selezione e dalla combinazione di quegli elementi, quando ricorrono i requisiti previsti dalla legge.

Nel sistema americano, la violazione del copyright richiede di accertare che vi sia stata una copia illecita degli elementi protetti dell'opera. La somiglianza può certamente rappresentare un indizio, soprattutto quando sia accompagnata dalla prova che il presunto contraffattore abbia avuto accesso alla creazione anteriore. Ma non è necessariamente decisiva. Due autori possono giungere indipendentemente a risultati simili, senza che questo comporti una violazione del diritto d'autore.

Dimostrare l'indipendenza del processo creativo, tuttavia, non è sempre semplice. A distanza di anni, può essere difficile ricostruire come sia nata un'idea, quali riferimenti siano stati utilizzati e attraverso quali passaggi si sia arrivati al prodotto definitivo.

È in questo contesto che schizzi, moodboard e documenti di progettazione acquistano un'importanza che va ben oltre la loro funzione originaria. Materiali normalmente utilizzati per coordinare il lavoro degli stilisti possono diventare strumenti probatori capaci di ricostruire la genesi di una collezione e sostenere che un determinato risultato sia stato raggiunto autonomamente.

Naturalmente, la disponibilità di un archivio creativo non garantisce, da sola, l'esito favorevole di una controversia. La documentazione deve essere autentica, coerente e sufficientemente dettagliata da rappresentare un percorso di sviluppo effettivo. Il suo valore dipenderà inoltre dalle altre prove disponibili e dalle circostanze concrete del caso.

La questione non è estranea al diritto europeo. Anche nell'Unione europea, secondo i principi elaborati dalla Corte di giustizia, la tutela del diritto d'autore presuppone che l'opera costituisca una creazione intellettuale originale, espressione delle scelte libere e creative del suo autore. La protezione non riguarda le idee astratte, ma la forma nella quale queste trovano una specifica espressione creativa.

Nel settore della moda, dove tendenze, suggestioni e linguaggi estetici vengono continuamente condivisi e reinterpretati, il confine può essere particolarmente difficile da tracciare. La presenza di elementi comuni non esclude necessariamente l'originalità di una creazione, così come la semplice modifica di un disegno preesistente non è sempre sufficiente a escluderne la contraffazione.

La controversia tra Paula Hian e Louis Vuitton offre quindi uno spunto che riguarda non soltanto la tutela delle creazioni, ma anche l'organizzazione del lavoro all'interno delle imprese creative.

Tradizionalmente, l'attenzione dei brand si concentra sulla protezione del risultato finale attraverso marchi, disegni e modelli, diritto d'autore e accordi di riservatezza. Meno attenzione viene talvolta dedicata alla conservazione della documentazione che accompagna lo sviluppo di una collezione.

Eppure, proprio questa documentazione può rivelarsi importante quando l'impresa sia chiamata a difendersi da un'accusa di plagio. Conservare le diverse versioni di un progetto, identificare le fonti di ispirazione e mantenere traccia delle decisioni creative significa non soltanto preservare la memoria aziendale, ma anche poter ricostruire, quando necessario, l'origine di un determinato design.

Il caso Louis Vuitton mostra come la tutela della creatività non debba essere considerata soltanto dal punto di vista di chi intende impedire la copia delle proprie opere, ma anche da quello di chi deve essere in grado di dimostrare di aver creato autonomamente.

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