Il caso Gomorra: plagio parziale, citazione delle fonti e risarcimento del danno nel diritto d’autore

La lunga vicenda giudiziaria relativa all’utilizzo, nel libro Gomorra di Roberto Saviano, di alcuni articoli pubblicati dal Corriere di Caserta e da Cronache di Napoli offre l’occasione per chiarire un tema centrale del diritto d’autore: la distinzione tra plagio dell’opera nel suo complesso e utilizzazione illecita di singole parti di opere preesistenti.

La controversia è stata spesso sintetizzata attraverso formule contrapposte. Da un lato, si è affermato che Saviano sarebbe stato definitivamente condannato per plagio; dall’altro, che la Cassazione avrebbe escluso che Gomorra costituisca un’opera plagiaria.

Entrambe le affermazioni richiedono tuttavia alcune precisazioni.

Il contenzioso non riguardava infatti l’originalità complessiva di Gomorra, né la possibilità di qualificare l’intero volume come riproduzione di articoli giornalistici precedenti. La contestazione aveva a oggetto alcuni specifici passaggi, tratti da articoli di cronaca e utilizzati nel libro senza una completa indicazione della fonte e, secondo quanto accertato nei diversi gradi di giudizio, con modalità eccedenti i limiti della libera utilizzazione.

Fatti e forma espressiva

Il primo principio da considerare è che i fatti, le notizie e le informazioni non sono protetti dal diritto d’autore in quanto tali.

Un omicidio, una vicenda giudiziaria o un fenomeno criminale possono essere raccontati da più soggetti. Nessuno può vantare un diritto esclusivo sul fatto storico o sulla notizia.

A essere tutelata è invece la forma espressiva attraverso cui l’autore seleziona, organizza e rappresenta tali contenuti. La scelta delle parole, la struttura del testo, la costruzione narrativa e la particolare elaborazione dell’informazione possono costituire espressione della creatività dell’autore e, come tali, ricevere protezione.

Ne consegue che è possibile utilizzare liberamente una notizia già diffusa da altri, ma non è necessariamente lecito riprodurre il testo con cui tale notizia è stata originariamente raccontata.

Questa distinzione assume particolare rilievo nelle opere di non-fiction, nel giornalismo narrativo, nei documentari e nelle produzioni audiovisive basate su materiali giornalistici, giudiziari o d’archivio.

Il plagio può essere anche parziale

Nel linguaggio comune, il plagio viene spesso associato alla copia integrale di un’opera. Dal punto di vista giuridico, tuttavia, la violazione può riguardare anche una parte circoscritta del lavoro originario.

La Corte di Cassazione, intervenuta nella vicenda già nel 2015, ha chiarito che la tutela autoriale può operare anche quando l’appropriazione riguarda singole parti dell’opera, purché tali parti siano dotate di carattere creativo.

Non è quindi decisiva la sola quantità di testo riprodotto. Un passaggio breve può risultare rilevante se incorpora una forma espressiva originale; al contrario, una coincidenza più ampia può non integrare alcuna violazione se riguarda fatti, formule comuni o elementi privi di creatività.

Nel caso Gomorra, i giudici hanno riconosciuto l’utilizzazione illecita di specifiche porzioni di articoli, senza tuttavia mettere in discussione l’autonomia creativa e l’originalità complessiva del libro.

Questo è il punto essenziale: un’opera può essere originale nel suo complesso e contenere, al tempo stesso, singoli materiali utilizzati in violazione dei diritti altrui.

La citazione della fonte non risolve sempre il problema

Un altro profilo importante riguarda l’indicazione della fonte.

Si ritiene spesso che citare l’autore o la testata sia sufficiente a rendere lecito l’utilizzo di un testo. In realtà, attribuzione della paternità e autorizzazione all’utilizzo sono questioni distinte.

L’indicazione della fonte è necessaria per rispettare il diritto morale dell’autore e per rendere trasparente la provenienza del materiale. Tuttavia, essa non rende automaticamente lecita la riproduzione.

L’articolo 70 della legge sul diritto d’autore consente la citazione o la riproduzione di brani per finalità di critica, discussione, insegnamento o ricerca, nei limiti giustificati dallo scopo perseguito e purché l’utilizzo non si ponga in concorrenza con lo sfruttamento economico dell’opera.

Quando tali condizioni non ricorrono, può essere necessaria l’autorizzazione del titolare dei diritti, anche se la fonte è correttamente indicata.

La quantificazione del danno

Un aspetto particolarmente interessante della vicenda riguarda il risarcimento.

Nel corso dei diversi gradi di giudizio, l’importo riconosciuto in favore dell’editore degli articoli è stato oggetto di varie rideterminazioni, fino alla liquidazione definitiva di €10.000.

La questione centrale era stabilire quale parte del successo economico di Gomorra potesse essere collegata ai passaggi illecitamente utilizzati.

Non sarebbe stato corretto attribuire agli articoli l’intero valore economico generato dal libro. I giudici hanno infatti distinto il contributo dei brani riprodotti dall’apporto creativo di Saviano, dalla struttura complessiva dell’opera e dall’attività editoriale, promozionale e distributiva di Mondadori.

La limitata incidenza quantitativa e qualitativa degli articoli sul volume complessivo ha quindi avuto un peso decisivo nella liquidazione del danno.

La fase conclusiva del giudizio non ha cancellato l’accertamento dell’utilizzazione illecita, ma ha reso definitiva la valutazione secondo cui il danno doveva essere commisurato al contributo effettivo di quei contenuti all’opera finale.

Le indicazioni per autori ed editori

Il caso Gomorra evidenzia l’importanza di una corretta gestione delle fonti già nella fase di scrittura e di editing.

È opportuno distinguere sempre tra fatti liberamente utilizzabili e testi protetti, verificare le citazioni testuali, indicare con precisione autori e fonti e ottenere le autorizzazioni necessarie quando l’utilizzo eccede i limiti consentiti dalla legge.

Gli editori dovrebbero inoltre prevedere nei contratti adeguate dichiarazioni e garanzie dell’autore sulla titolarità dei materiali utilizzati e svolgere un controllo specifico su articoli, fotografie, lettere, documenti e contenuti d’archivio.

Lo stesso vale per il settore audiovisivo, nel quale film, serie e documentari possono incorporare materiali preesistenti anche in misura limitata. In tali casi, una verifica preventiva della chain of title consente di ridurre il rischio di contestazioni e di preservare il valore commerciale dell’opera.

Conclusioni

Il caso Gomorra dimostra che il plagio non è una categoria assoluta e che la valutazione deve essere condotta con riferimento ai singoli elementi creativi utilizzati.

Non è corretto affermare che l’intero libro sia un plagio. È invece corretto rilevare che specifiche parti di articoli giornalistici sono state utilizzate in modo illecito, dando luogo a un obbligo risarcitorio.

La lezione per autori, editori e produttori è chiara: l’originalità complessiva di un’opera non esonera dal rispetto dei diritti sui singoli materiali che vi vengono incorporati. La gestione delle fonti non rappresenta quindi un semplice adempimento editoriale, ma una componente essenziale della tutela giuridica e del valore economico dell’opera.

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