Edizioni Passate — Photoshelter
Nel 2015 abbiamo avviato il progetto “Photo Shelter”, curato da Maria Savarese.
Questa pagina raccoglie le edizioni passate del progetto, attraverso il quale, ogni anno, il nostro sito ha ospitato il lavoro di un fotografo con cui lo Studio ha sviluppato nel tempo un rapporto professionale.
Da oltre dieci anni il nostro Studio affianca i fotografi, supportandone e tutelandone l’attività sotto il profilo legale. La nostra attività comprende la tutela del diritto d’autore, l’assistenza nella negoziazione di contratti di vendita e licenza, contratti di commissione, accordi di consegna con gallerie e retailer, nonché la gestione di controversie relative all’utilizzo di opere fotografiche.
La fotografia rappresenta un ambito particolarmente vicino al nostro Studio. Nel corso degli anni abbiamo assistito numerosi fotografi in contenziosi di rilievo e, dal 2018, collaboriamo con piattaforme attive nella tutela e nell’enforcement del diritto d’autore dei fotografi.
Da Carlo Orsi a Giulio Parisio, da Franco Pasti a Giada Ripa, da Matteo Gastel a Gianni Fiorito, Photo Shelter è diventato, nel corso dell’ultimo decennio, un archivio aperto dedicato ai fotografi il cui lavoro ha incrociato il percorso professionale dello Studio.
La missione di Photo Shelter è quella di unire la nostra pratica legale e la nostra passione per la fotografia, contribuendo alla tutela, al riconoscimento e alla valorizzazione del lavoro fotografico.
2016 - Carlo Orsi
Carlo Orsi è nato a Milano l’8 marzo 1941. Esordisce nel mondo della fotografia come assistente di Ugo Mulas. Nei primi anni Sessanta lavora come reporter in Italia e all’estero per riviste come Panorama, Settimo Giorno, Il Mondo e Oggi.
Alla fine degli anni Sessanta inizia a collaborare con il mondo della moda, lavorando con le più importanti riviste italiane e internazionali. Attratto anche dal settore pubblicitario, realizza campagne per La Perla, Omsa, Swatch, American System e Marlboro.
Pubblica numerosi libri, tra cui “Milano” nel 1965 con Dino Buzzati, “Exstasi” nel 1999 sulla caduta del Muro di Berlino, “Single Act with Jannis Kounellis” nel 2006, “The Photographer Carlo Orsi” nel 2012 e diversi volumi dedicati a Arnaldo Pomodoro, di cui cura l’immagine dal 1984.
All’inizio degli anni Novanta inizia progressivamente ad allontanarsi dalla moda e dalla pubblicità per tornare al reportage, che in realtà non aveva mai del tutto abbandonato.
Nel 1997 fonda, insieme agli amici Guido Vergani, Emilio Tadini, Gianfranco Pardi e Giorgio Terruzzi, la rivista “Città”, dedicata al racconto di Milano soprattutto attraverso le immagini.
Nel 2004 avvia una collaborazione con Interplast, associazione attiva nella chirurgia plastica ricostruttiva volontaria. Due libri documentano cinque missioni: Tibet, Cina, Uganda, Bangladesh e Bolivia.
2017 - Giulio Parisio
Giulio Parisio nasce a Napoli nel 1891. Lavora come fotoreporter fino al 1915, anno in cui viene arruolato nell’Aeronautica per svolgere servizi di rilevazione fotografica aerea durante la Prima guerra mondiale. Nel 1918 partecipa alla spedizione in Dalmazia finalizzata alla documentazione delle vestigia italiane presenti sulla costa adriatica. Le fotografie realizzate in quell’occasione vengono diffuse dalla stampa e successivamente raccolte in diverse esposizioni.
A metà degli anni Venti apre il proprio studio fotografico a Napoli, in Piazza del Plebiscito, negli spazi che oggi ospitano l’“Archivio Fotografico Parisio”.
L’ampia esperienza fotografica di Giulio Parisio spazia dalla fotografia di paesaggio alla sperimentazione futurista, dalla ricerca antropologica alla fotografia industriale, fino ai ritratti e alla pubblicità. I ritratti furono certamente tra le opere più apprezzate dalla borghesia napoletana; tuttavia, il campo in cui Parisio esprime al meglio la propria qualità di fotografo-artista è quello della ricerca d’avanguardia.
Giulio Parisio partecipa a numerosi concorsi ed esposizioni fotografiche nazionali e internazionali, da Roma a Chicago, ottenendo sempre importanti riconoscimenti. Tra questi si ricordano la partecipazione all’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes, al Concorso Fotografico di Roma del 1927, alla Prima Mostra dei Maestri di Torino del 1928, alla Mostra Fotografica Internazionale della Fiera di Milano del 1932, alla Biennale Internazionale d’Arte Fotografica di Roma del 1933 e all’Century of Progress International Exposition.
Artista eclettico, Parisio realizza inoltre numerose produzioni per importanti aziende italiane in occasione delle principali fiere commerciali del Paese.
Negli anni Cinquanta la produzione fotografica di Parisio si orienta radicalmente verso il settore industriale. Particolarmente rilevanti sono le immagini realizzate per Italsider di Bagnoli e per Olivetti a Pozzuoli.
Muore a Napoli il 17 febbraio 1967.
2018 - Franco Pasti
Franco Pasti was born in Milan in 1947. He began his career as a professional photographer in the late 1960s, a period marked by profound cultural and artistic transformation. From the outset, his work demonstrated a strong sensitivity to visual storytelling and a keen attention to human expression.
In 1970 he started working as a photojournalist for several Italian and international photo agencies. This experience gave him the opportunity to travel extensively, particularly throughout India and the Far East. These journeys had a lasting influence on his photographic language, exposing him to different cultures, landscapes, and traditions that enriched his visual perspective and broadened the narrative dimension of his work.
During the 1980s Pasti gradually shifted his focus toward portrait and fashion photography. In this period he collaborated with prominent publications, most notably Vogue, where his work stood out for its refined composition and ability to capture both elegance and personality. His portraits are characterized by an intimate and thoughtful approach, combining aesthetic precision with a deep attention to the subject’s individuality.
Over the course of his career, Franco Pasti has developed a photographic style that moves fluidly between reportage, portraiture, and fashion, always maintaining a strong sense of atmosphere and narrative depth.
2019 - Giada Ripa
Giada Ripa nasce a Londra e cresce a Bruxelles. Oggi divide il proprio tempo tra New York e Milan, portando avanti una pratica che si muove fluidamente tra ricerca artistica e fotografia documentaria.
Inizia la propria carriera professionale nel 2000 dopo aver studiato fotografia presso l’International Center of Photography(ICP) di New York. Nei primi anni lavora come fotografa corrispondente per l’Grazia Neri, realizzando reportage per alcune delle più importanti riviste italiane e internazionali. Questa esperienza le consente di sviluppare una forte sensibilità documentaria e di confrontarsi con contesti culturali e geopolitici molto differenti.
Nel tempo, Ripa orienta progressivamente la propria ricerca verso un lavoro più personale e concettuale, concentrandosi su progetti fotografici di lungo periodo dedicati ai temi dell’identità, della memoria e dello spaesamento. Il viaggio diventa un elemento centrale della sua pratica. Attraverso i suoi percorsi in Asia, Europa e Stati Uniti, utilizza il paesaggio — urbano e naturale — come spazio di indagine del senso di dislocazione che caratterizza la contemporaneità, in particolare nella tensione tra spazio pubblico ed esperienza privata.
Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale, con mostre in Italia, Belgio, Spagna, Stati Uniti, Corea, Cina e Russia. Un momento particolarmente significativo della sua carriera è rappresentato dalla sua prima mostra personale museale nel 2011 presso il Moscow Museum of Modern Art, dove il suo lavoro ha ricevuto ampia attenzione critica.
Gran parte della ricerca artistica e documentaria di Giada Ripa si è concentrata sulla Cina, l’Asia Centrale e il Caucaso, territori esplorati approfonditamente nel corso degli anni. Attraverso questi progetti ha sviluppato un linguaggio visivo che combina osservazione documentaria e approccio poetico e introspettivo.
Accanto all’attività espositiva, Giada Ripa ha pubblicato anche due libri. The Invisible Pipeline, commissionato da ENI, esplora i paesaggi e le comunità attraversati dalle grandi infrastrutture energetiche, mentre Displacement — pubblicato da Moleskine — è stato il primo libro fotografico realizzato dal marchio e riflette la sua continua ricerca sul movimento, sull’identità e sull’esperienza di sentirsi “fuori posto” in un mondo in rapido cambiamento.
2021 - Gianni Fiorito
2020 - Matteo Gastel
Matteo Gastel nasce a Milano nel 1978.
Dopo anni di formazione e studi, nel 2001 diventa assistente dello zio Giovanni Gastel. Nel 2002 firma il suo primo catalogo e la sua prima campagna pubblicitaria. Nello spazio Bytre allestisce la sua prima mostra, “My Milan”, una città raccontata in bianco e nero e ispirata al prozio Luchino Visconti, che aveva scelto di girare Rocco and His Brothers in bianco e nero per rappresentare al meglio l’atmosfera milanese.
Nel 2003 espone presso l’Executive la mostra “New Zealand, Between Dreamy and Surreal”, una selezione di immagini dedicate al contrasto tra natura ed evoluzione umana. Nello stesso anno pubblica i primi servizi editoriali per riviste italiane e straniere.
Sarà però nel 2006, con il trasferimento a New York, che l’artista troverà la propria dimensione creativa, realizzando shooting fotografici per cataloghi e campagne pubblicitarie nei settori moda, cosmetica, lusso e gioielleria per clienti come Ralph Lauren, Tod's, Superga, Mr & Mrs, Collistar, Diego Dalla Palma, Brosway, Samsung, Sabelt e Wally Yachts.
Realizza inoltre servizi editoriali per riviste quali L'Uomo Vogue, Glamour, L’Officiel Italia, Elle, Friend, Joy, Capital, Maxim, Man e 25Ans. La città di New York, con il suo dinamismo culturale e la sua energia, lo aiuta a cogliere quei dettagli che trasformano gli oggetti in icone e rivelano l’anima autentica della metropoli e dei suoi abitanti.
Nel 2009 presenta “New York Cubed – Memory Process”, mostra personale presso la galleria milanese Glauco Cavaciuti Arte. New York diventa un universo di segni, rumori e suoni, una decomposizione e ricomposizione di immagini che ignorano volutamente la linearità temporale, dando vita a un flusso iconico fatto di imperfezioni, distonie e contrasti cromatici e formali.
Sempre nel 2009 partecipa alla mostra “Istanti di Natura”, curata da Denis Curti, esponendo la serie di still life “Flowers”. Nel 2011, ancora con Glauco Cavaciuti, presenta “Beautiful Addictions”, una serie di composizioni iconiche dedicate agli oggetti di consumo quotidiano e al loro potere di generare una “piacevole dipendenza”.
Nel 2014 avvia il progetto personale “Traits of Dreams”, una ricerca dedicata all’universo automobilistico senza barriere temporali. L’obiettivo è selezionare e ritrarre dettagli di automobili straordinarie dal punto di vista del design, spingendoli verso l’astrazione pittorica.
Per il progetto legato a Expo 2015 realizza “Milan, the Shiny Dark Side”, una serie di immagini dedicate all’architettura milanese classica intersecata dalle linee moderne dei nuovi grattacieli. Attraverso le sue tipiche sovrapposizioni visive, Matteo racconta le trasformazioni urbane avvenute in occasione dell’Esposizione Universale di Milano.
Attualmente vive e lavora tra Milan e Los Angeles.
2021 - Gianni Fiorito
Il cinema di Paolo Sorrentino nelle fotografie di Gianni Fiorito.
Gianni Fiorito nasce a Napoli nel 1959. Dal 1980 lavora come fotoreporter, dedicando particolare attenzione alla complessa realtà napoletana e documentando, tra gli altri temi, il fenomeno camorristico e l’illegalità diffusa, la realtà sociale e urbana delle periferie, il progressivo degrado della città contemporanea e la trasformazione del paesaggio urbano.
Negli anni Ottanta collabora con il gruppo teatrale Falso Movimento diretto da Mario Martone; fonda inoltre e partecipa all’associazione di artisti “Idra Duarte”.
Dal 1990 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e avvia una collaborazione continuativa con La Repubblica e successivamente con Corriere della Sera, realizzando reportage in Italia e all’estero per le principali testate nazionali.
Dal 1997 collabora a ricerche e studi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II; insegna inoltre presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli la materia “Tecniche di ripresa della fotografia di spettacolo”.
Dal 1999, recuperando una passione coltivata sin da giovane, si dedica sempre più intensamente all’attività di fotografo di scena cinematografico. In questo ambito si segnalano le collaborazioni con Paolo Sorrentino per One Man Up, Il Divo, This Must Be the Place, The Great Beauty, Youth, The Young Pope, Loro, The New Pope ed The Hand of God.
Collabora inoltre con Luca Miniero per Welcome to the South, Benvenuti al Nord, Un boss in salotto, Non c'è più religione e Cops; con John Turturro per Passione; con Tonino De Bernardi per “Appassionate”; con Vittorio De Seta per “Lettere dal Sahara”; con Ivan Cotroneo per La kryptonite nella borsa e Un bacio; con Alessandro Siani per Il principe abusivo e “Mr. Happiness”; con Francesca Comencini e Claudio Cupellini per Gomorrah; con Daniele Luchetti per Lacci; con Leonardo Di Costanzo per “L’Intrusa” e “Dall’interno”; e con Terrence Malick per The Last Planet.
2022 - Cinzia Camela
Cinzia Camela nasce ad Ascoli Piceno e inizia a fotografare all’età di 17 anni con una reflex manuale presa in prestito dal padre — e mai restituita — per documentare gli Internazionali d’Italia di tennis a Roma.
Nel 1993 lavora già come professionista, collaborando con una casa editrice marchigiana specializzata in pubblicazioni territoriali e produzioni video.
Tra gli eventi più significativi di questo periodo vi è la mostra collettiva “Immagini per una campagna elettorale”, curata da Eleonora Olivetti e Giuliana Scimé nel 1994, anno in cui si percepiva un cambiamento epocale nella storia della politica italiana. A questa seguono una mostra presso il Museo Ken Damy, poi itinerante in diverse città italiane, e il primo Premio Canon per la migliore fotografia sportiva, concorso organizzato dalla rivista PHOTO ITALIA.
Nel 2003, attraverso un’agenzia milanese, si avvicina alla fotografia di moda, lavorando backstage alle sfilate di alta moda e prêt-à-porter, oltre che alla fotografia cinematografica, presenziando sui red carpet dei principali festival del settore, tra cui Cannes Film Festival e Venice Film Festival, pubblicando i propri lavori sulle principali riviste italiane e internazionali.
Il 2009 segna la sua prima mostra personale a Napoli, presso la galleria Al Blu di Prussia: “Beyond the Screen. Snapshots from Film Festivals”, curata da Mario Pellegrino. L’esposizione raccoglie immagini realizzate nei primi dieci anni di lavoro ai Festival di Venezia e Cannes e coincide con l’inizio della collaborazione con Vogue Italia come Voguista.
Numerosi sono i premi nazionali e internazionali ottenuti da Cinzia Camela, così come le mostre personali in Italia e all’estero, ospitate in diverse gallerie, fino alla nuova edizione di “Beyond the Screen”, presentata nell’ambito delle celebrazioni di Matera European Capital of Culture 2019, su invito di Matera International Photography, presso l’ex Ospedale San Rocco. La mostra, curata da Valentina Rippa e Mario Pellegrino, è stata realizzata con il patrocinio del MIBACT e della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, ed è stata successivamente esposta anche a Sorrento, presso Villa Fiorentino, promossa dalla Fondazione Sorrento.
Nel 2021 viene scelta da Gucci per fotografare la sfilata presente nel film Aria, realizzato in occasione del centenario della maison.
Questa selezione di fotografie, curata da Maria Savarese, ripercorre gli anni di lavoro di Cinzia Camela dietro le quinte delle sfilate. “Over Your Shoulder” è infatti una posa specifica richiesta ai soggetti che, ritratti di spalle, voltano lo sguardo oltre la spalla verso chi li fotografa.
In queste opere emerge pienamente la poetica dell’artista: la concezione di ogni backstage come l’inizio di una performance, di una ricerca continua di nuovi aspetti e prospettive pur restando nello stesso contesto; l’attesa del momento perfetto in cui, nel caos e nella frenesia, riesce a cogliere quell’attimo infinitesimale in cui fotografa la persona e non il personaggio, isolandola come se tutto intorno esistessero soltanto silenzio, vuoto e intimità.
2023 - Denis Piel - Padièscapes
La fotografia è spesso un tentativo, forse l’ultimo, di dare un senso alle cose, di ricomporle attraverso una disciplina creativa. Rappresenta il luogo in cui, in quel preciso momento, il disordine si arresta, dopo l’invasione del desiderio o il dolore della perdita.
Fu Jacques Lacan a mostrarci la differenza tra realtà e reale. Nel flusso ordinario della realtà, bella o brutta che sia, esiste una ripetizione, un ritorno “rassicurante” dell’identico, una presenza di oggetti ai quali affidiamo la fiducia della stabilità. Il reale, invece, è ciò che sconvolge questo quadro, qualcosa che eccede e ci risveglia dall’indolenza della materialità.
In questo solco si collocano i recenti progetti fotografici di Denis Piel, la cui arte ha sempre raccontato storie attraverso immagini mai fini a sé stesse, ma concepite come trame di vita, tracce di esistenze possibili.
Nato in Francia nel 1944, cresciuto in Australia e formatosi negli Stati Uniti, Piel è un fotografo e filmmaker pluripremiato a livello internazionale, le cui opere fanno parte delle collezioni permanenti del Victoria and Albert Museum e del Museum of Fine Arts Boston. Riconosciuto soprattutto per il suo contributo alla fotografia di moda negli anni Ottanta, collaborando con Condé Nast, realizza in un decennio oltre mille servizi fotografici per le edizioni americana, tedesca, italiana, francese e inglese di Vogue, oltre che per Vanity Fair, Self e Gentlemen’s Quarterly, interpretando l’evoluzione del costume e della società nel tempo.
Dopo la tragedia dell’September 11 attacks, decide di trasferirsi stabilmente con la famiglia a Lempaut, nel sud-ovest della Francia, vivendo e lavorando presso il Château de Padiès, castello rinascimentale restaurato dal 1992, orientando il proprio sguardo verso la natura e il lavoro della terra.
Nascono così i due progetti fotografici Down to Earth e Padièscapes, presentati a Villa Pignatelli - Casa della Fotografia, a Napoli, per la prima volta in un museo pubblico italiano, e concepiti come un vero inno alla vita e all’intero ciclo dell’esistenza.
Per Photo Shelter 2023, Maria Savarese ha selezionato un nucleo di fotografie tratte da “Padièscapes”, in cui l’artista si concentra su un elemento specifico: l’acqua combinata alle immagini dei fiori.
Utilizzando come strumento un cubo di plexiglass riempito d’acqua, mescolando i colori quasi come in un gioco infantile, Piel riesce infatti a ottenere tridimensionalità e, come egli stesso afferma, a ritrovare “quell’innocenza alla quale tanti artisti vorrebbero tornare”.
Le immagini appaiono come autentici pittogrammi, trionfanti nature morte di memoria antica, che sembrano offrire all’artista l’opportunità di portare a compimento una sfida tra tecnologia e ritorno alla manualità del fare fotografico, attraverso la sovversione dello spazio-tempo e la scelta di un elemento — la luce — che consente di viaggiare dal più piccolo dettaglio di un fiore fino a una dimensione più distante e intangibile.
La sua ricerca fotografica ci mostra quanto, nell’esplorazione dell’ambiente, la nostra attenzione si soffermi su determinati oggetti, creando un territorio di segni affettivi e indicizzazioni estetiche destinati a rimanere avvolti in una temporalità che comprende il passato nella forma della memoria e il futuro nella forma dell’attesa.
Una pianta o un fiore, così come un prato, diventano costellazioni estetiche che tracciano, abitandola, la mappa dei nostri oggetti evocativi.
Michel Foucault sosteneva che “la più piccola particella è allo stesso tempo la totalità del mondo”. Eterotopia per eccellenza, luogo in cui coesistono molteplici spazi immaginari, la natura rappresenta una contestazione mitica e reale dello spazio in cui viviamo.
— Maria Savarese
2024 - Alfa Castaldi
Alfa Castaldi è stato uno dei protagonisti e dei principali punti di riferimento della fotografia italiana dagli anni Cinquanta fino alla sua scomparsa, avvenuta nel dicembre 1995.
Nato a Milano, allievo prediletto di Roberto Longhi a Firenze, Alfa abbandona nei primi anni Cinquanta l’idea di dedicarsi alla storia dell’arte per avvicinarsi definitivamente alla fotografia.
Rientrato a Milano, frequenta dal 1954 al 1961 il Bar Jamaica nel quartiere Brera, luogo d’incontro di intellettuali, pittori, scrittori e giornalisti, documentando così la rinascita della vita culturale italiana, le nuove forme di espressione pittorica, il mondo della letteratura e del giornalismo. In quegli anni inizia anche a dedicarsi al reportage: Italia meridionale, Parigi, Algeria e Londra diventano i soggetti delle sue ricerche fotografiche.
Collaborando con diversi settimanali e mensili, tra cui L'Illustrazione Italiana diretta allora da Livio Garzanti e successivamente da Pietro Bianchi, “Settimo Giorno”, diretto da Guido Rocca, e occasionalmente “Oggi” e “Le Ore”, realizza reportage in Italia con forte taglio socio-culturale e servizi all’estero dedicati a Parigi, alla colonizzazione francese in Algeria, a Londra, alle manifestazioni antinucleari in Inghilterra, al Nord Europa e all’architettura di Le Corbusier in Francia.
Nel 1958 incontra Anna Piaggi, allora collaboratrice della rivista “Annabella”: un incontro decisivo per entrambi, dal quale nascerà un sodalizio umano e professionale destinato a durare nel tempo e culminato nel matrimonio nel 1962.
Alla fine degli anni Sessanta Alfa apre il suo primo studio fotografico a Milano dove, seguendo il filo costante dei suoi molteplici interessi e della sua curiosità, si dedica alla fotografia di moda, avviando un’importante collaborazione con Vogue Italia e più in generale con le riviste del gruppo Condé Nast, mantenendo però sempre uno sguardo attento verso il reportage d’attualità e alternando la moda alle collaborazioni con settimanali come Panorama e L'Espresso.
Quella di Alfa Castaldi è una fotografia colta, capace di muoversi con straordinaria naturalezza su molteplici fronti: dal reportage alla moda, dallo still life al ritratto, fino alle fotografie dei graffiti parigini degli anni Ottanta, ai nudi, alla street photography e ai paesaggi urbani.
Le fotografie presentate per Photoshelter 2024 sono state realizzate da Castaldi durante numerosi viaggi compiuti tra il 1955 e il 1988, in Italia — tra Sardegna, Napoli, Viareggio e Milano al Jamaica — e all’estero, tra Londra e Parigi. Tra queste figurano anche le immagini dei Quais de la Seine, scattate nel 1959 da un Bateaux Mouches in navigazione sulla Senna e successivamente pubblicate sulla rivista “Imago”, portfolio dedicato a fotografi e designer degli anni Cinquanta e Sessanta.
— Maria Savarese
2025 - Stefano De Luigi - Televisiva
Nato a Colonia e cresciuto a Rome, Stefano De Luigi ha vissuto tra Milan e Paris, sua città d’elezione. La fotografia rappresenta per lui il linguaggio privilegiato attraverso cui condividere storie e visioni.
Come fotografo documentarista ha sempre esplorato l’umanità attraverso fenomeni sociali e culturali nei quali le immagini rivestono un ruolo dominante, come la televisione, il cinema, la pornografia, la pubblicità e la propaganda. Soprattutto negli ultimi anni, in un’epoca in cui la sovrapproduzione di immagini ha messo in discussione l’autorialità del fotografo, De Luigi ha riflettuto sul significato stesso della fotografia, orientandola di volta in volta verso direzioni differenti al servizio di un messaggio, di una domanda o di un’urgenza comunicativa.
Il suo lavoro ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui quattro premi World Press Photo (1998, 2007, 2010, 2011), l’Eugene Smith Memorial Fund nel 2008, il programma “Moving Walls” della Open Society Foundationsnel 2009, il Getty Images Grant for Editorial Photography nel 2010 e il Days Japan International Photojournalism Awardnello stesso anno.
Ha collaborato con importanti riviste internazionali come The New Yorker, Time, Geo, Paris Match e Stern. Dal 2008 è membro della VII Foundation come fotografo ed educatore.
Ha pubblicato i libri Pornoland (Thames & Hudson, 2004), Blanco (Trolley Book, 2010), iDyssey (Edition Bessard, 2017), Babel con Michela Battaglia (Postcart, 2018), Pornoland Redux (self-published, 2021), Il Bel Paese (L’Artiere, 2023) e Televisiva (L’Artiere), presentato a Paris Photo nel novembre 2024.
Dopo essere stato invitato a una residenza artistica presso il Planches Contact Festival di Deauville nel 2022, nel 2023 riceve il finanziamento “Strategia Fotografia” del Ministero della Cultura per il progetto “Il Bel Paese”. Il suo lavoro è stato esposto contemporaneamente in numerose gallerie e musei, tra cui il Museum of Applied Art (2023), Palazzo Ducale (2018/2023), la Fondazione Stelline (2012), la sede dell’World Health Organization a Ginevra (2010), il MART(2010) e il Corcoran Museum of Art (2010).
Le fotografie selezionate per Photoshelter 2025 fanno parte del progetto “Televisiva”, lavoro realizzato da De Luigi tra il 1994 e il 2009 sull’industria televisiva — “Macao”, “I Cervelloni”, “Non è la Rai”, “Domenica In”, “Il Grande Fratello” — costruita da Silvio Berlusconi durante i suoi due decenni di gestione del potere politico e mediatico.
Esposte circa venticinque anni dopo, queste immagini possono essere lette come una vera indagine sociologica e psicologica relativa a un’epoca e ai suoi individui, restituendoci l’immagine di un circo mediatico ed esistenziale che diventa metafora di una società decadente.
— Maria Savarese